Una città senza ponti ma capace di sognare: tra favole e realtà

Una città senza ponti ma capace di sognare: tra favole e realtà

Mediolanum - terra in mezzo - è al centro di corsi d’acqua che un tempo la collegavano ai laghi, alla Svizzera e al mare. Ma non è per questo che si dice che Milano sia un arcipelago di isole, senza ponti, né collegamenti.

Una città di eccellenze che non comunicano. Università, centri di ricerca, imprenditoria, teatri sono i punti di forza; la mancata messa a sistema è la sua debolezza. Per questo Milano corre, ma con il freno a mano tirato. Una città senza identità, senz’anima.

Tuttavia un nuovo fermento sta nascendo con Expo e, come dimostra il dibattito sul post-evento, Expo è l’occasione per far dialogare ricerca e università, metterle a sistema con le imprese, riallacciare i fili, legare Milano all’Italia e l’Italia e Milano al mondo. Expo può dare un’anima alla città a partire dal tema: l’equità globale, il riequilibrio tra consumo e disponibilità di risorse, candidandola a sede di diritti per l’uomo come la salute e il cibo.

Su Expo vi sono due atteggiamenti: quelli attaccati al proprio scoglio e quelli che traggono forza dal legame con la propria terra per scoprire il mondo. Expo è un modo per guardare oltre, oltre le solite cose, oltre Milano. Solo guardando oltre non si ha paura di gettare il cuore oltre l’ostacolo. “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore” diceva De Gregori nella metafora del calcio, metafora di vita. Ci vuole coraggio, altruismo, fantasia, emozione.

Non hanno avuto paura di sbagliare i 4 mila imprenditori che hanno lavorato in 5 anni sui Tavoli Tematici della Camera di commercio: sono nate 800 imprese, storie di creatività, intelligenza e fantasia, armi affilate contro la crisi. Hanno trasformato i sogni in realtà migliorando la città e i servizi, dimostrando che chiunque può prendersi il proprio pezzo di Expo.

Su questa voglia di partecipazione e con l’idea che l’Expo è di tutti è nato Expo in città, un fuori Expo coordinato, un progetto di coinvolgimento, di messa a sistema delle energie in un unico calendario di eventi, con nuove sinergie: la scienza fa spettacolo, la musica classica va in piazza; lo sport diventa laboratorio di vita per famiglie, le imprese fanno intrattenimento, le industrie alimentari didattica sul cibo. “Libertà è partecipazione”: qui ognuno sceglie come partecipare, se contribuire con la propria vena artistica o come spettatore divertendosi e basta.

Questo è essere a servizio di una Milano diversa, aperta, accogliente, attrattiva, la Milano che vogliamo. Un ruolo cardine spetta ai bambini a cui va spiegato Expo. Ci proviamo con una favola, sperando possa essere utile (diceva Rodari: “le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possono contribuire a educare la mente”).

C’era una volta in un tempo non molto lontano un gran ciambellano Loscertales. Costui ogni 5 anni riuniva Re di tutto il mondo chiedendo di presentare la più bella idea per una grande festa. Giunsero nobili, principesse e reali. Una Regina discreta un po’ austera, la Regina di Mediolanum, ebbe l’idea di fare una festa per aiutare i bambini che mangiano male e si ammalano e quelli che non mangiano affatto e si ammalano ancor di più. Il gran ciambellano si commosse per tanta magnanimità e concesse a Mediolanum l’onere e l’onore di organizzare la festa. Si misero all’opera. Passarono anni difficili ma alla fine la festa ebbe inizio: Cenerentola incontrò il Principe e tennero la luna di miele nel Padiglione delle isole esotiche. I tre porcellini scelsero il Padiglione del Giappone con i mattoni più ecocompatibili per sentirsi al sicuro; la bambina dal cappuccio rosso raccolse le fragole nel bosco profumato di frutta e di ortaggi, un tipo alto come un pollice aveva finalmente capito che le briciole non vanno sprecate ma mangiate e una pazzerella dalla treccia lunga dall’alto dell’Albero della Vita chiedeva aiuto al suo cavaliere. La bella addormentata nel bosco di tuberi e ortaggi si svegliò grazie al profumo del Padiglione del caffè, avendo compreso la lezione che se ti dicono di non toccare il fuso magari un po’ di attenzione devi averla. Tutto filava liscio quando arrivò un bambino scontroso. Muso lungo e poche parole, non gli interessava niente, non parlava con chi era diverso, le femminucce per carità, peggio ancora chi aveva orecchie troppo grandi, muso giallo o l’apparecchio ai denti. Arrivó Foody che, grosso e lento, avanzava e col sorriso affascinava. Con un salto rocambolesco si disgregò e per primo uscì il pesco. Da uno si aprì in tanti frutti, cantando “Siam tanti in uno, siam diversi ma uniti, tutti insieme in un gran girotondo per far felici i bambini del mondo". Il bambino restò affascinato dalla varietà dei colori, dei profumi, dall’allegria, capì che la bellezza del mondo è nella diversità e sorrise.

Il cibo è un modo per scoprire il diverso, usanze lontane, colmare distanze, far sedere tutti allo stesso tavolo o in un'unica strada, come i Paesi in Expo. Se i bambini sono il germe della società sappiamo come coltivarlo, con integrazione e un po’ di fantasia

Milano, 12 marzo 2015 #Expo2015 #Milano #MilanoODD 

 

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