Medardo Rosso: oltre il genio, l'uomo

Medardo Rosso: oltre il genio, l'uomo

Fino al 31 maggio la GAM di via Palestro ospita la mostra “Medardo Rosso. Luce e materia”: una retrospettiva su questo artista riconosciuto come uno dei più grandi innovatori dell’arte scultorea tra ‘800 e ‘900.

Di lui, però, il grande pubblico sa relativamente poco. Nato a Torino nel 1858, a soli 12 anni diviene milanese a tutti gli effetti – e come ogni milanese talentuoso che si rispetti, nel 1882 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. La carriera accademica dura però poco: insofferente agli schemi, si avvicina piuttosto agli ambienti della Scapigliatura milanese, dove trova spunti interessanti per il proprio percorso personale e artistico.

Sul finire del secolo lo troviamo a Parigi, dove entra in contatto con il mondo impressionista e conosce Rodin, di cui diventa influente riferimento tecnico ed espressivo. Le sue opere cercano di superare la materia, il finito, e di creare un tutt’uno tra il soggetto e l’ambiente circostante. Le sue sculture, abbozzate, non finite, sembrano quasi essere la naturale forma assunta dalla materia, visibile soltanto da determinati punti di vista (sosteneva infatti che “niente è materiale nello spazio... noi non siamo che scherzi di luce”).

Ma Medardo è uno spirito libero, inquieto e anticonformista (a tal punto da chiamare Francesco Evviva Ribelle il suo primogenito): per questo, quando nel 1914 fa ritorno a Milano ha già abbandonato la scultura, nonostante i successi riscossi con il capolavoro Ecce Puer. Da visionario qual è, già intravvede una nuova frontiera espressiva, e negli anni ’20 si appassiona alla fotografia, disciplina che praticherà fino alla sua morte nel 1928.

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